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18/06/2010 - Colloquio con la collega Michela Del Duca, funzionario ispettivo presso la DPL di La Spezia

A poco più due mesi dal gravissimo episodio di cui l’ispettore Michela Del Duca, in forza alla DPL di La Spezia, è stata suo malgrado protagonista durante un accesso ispettivo in un cantiere edile di Varese Ligure, abbiamo raggiunto telefonicamente la collega per avere dalla sua viva voce testimonianza dell’accaduto.

« In occasione di una visita d ‘iniziativa a vista a Varese Ligure, mi sono ritrovata, con un collega con cui  spesso ero uscita  in ispezione, davanti ad una tipica casetta del borgo in ristrutturazione. Siamo entrati dal portoncino a piano terra e, saliti al primo piano, ci siamo accorti che la casa era in buona parte sventrata e che si accedeva al piano superiore da una scala a pioli da cui, pressoché subito, è sceso un signore sessantacinquenne, leggermente claudicante, che ha cominciato ad inveire, urlandoci contro di uscire dalla sua proprietà. Pensando che ci avesse presi per intrusi, sono andata verso di lui con il tesserino in mano per chiarire chi fossimo ma lui, istantaneamente, mi ha colpito con una violenta manata sul braccio facendomi cadere in terra il tesserino. Ovviamente mi sono abbassata per raccoglierlo e il tizio ne ha approfittato per colpirmi pesantemente alla nuca, continuando peraltro a proferire insulti e minacce. Il colpo mi ha provocato un intenso dolore e, ripresami dal disorientamento, mi sono voltata a cercare con lo sguardo il collega, il quale, invece, nel frattempo  era andato velocemente via, sicché mi sono ritrovata da sola davanti all’energumeno urlante e agli operai che  stavano a guardare quanto stava  accadendo.

Mentre continuavo a chiamare inutilmente in mio appoggio il collega  -non nascondo che ho avuto paura che la situazione potesse ulteriormente degenerare in quanto temevo che gli operai potessero anche loro iniziare ad aggredirmi-  il mio aggressore mi spintonava giù per le scale.   Quando finalmente, dopo minuti che mi sono apparsi interminabili, sono riuscita ad uscire dall’immobile e a raggiungere sulla strada il collega, nel frattempo rimasto inerte, ho telefonato io stessa  alla locale Stazione dei Carabinieri per denunciare l’accaduto e chiedere un intervento. Il M.llo D’Angi, che è intervenuto sul posto assieme ad un collega,  ha effettuato i debiti accertamenti   ed ha cercato di calmarmi in quanto ero molto agitata.

Il perdurare dello stato ansioso in cui mi trovavo ha comportato che mi dovessi sottoporre ad immediate cure al Pronto Soccorso di La Spezia, presso il quale  sono stata accompagnata dal collega con cui ero in ispezione.

Ho ricevuto, oltre che da più colleghi, anche l’attestazione di solidarietà da parte della Dr.ssa Ferrari pubblicata sull’Intranet del Ministero; e il Dr. Pennesi mi ha inviato una mail in cui, tra l’altro, auspicava un mio pronto e sereno ritorno all’attività ispettiva. Ad ogni modo, pur nella convinzione di avere fatto solo il mio dovere, ho sporto querela al mio aggressore, assistita da un legale di mia fiducia.

«Mi hanno ferito taluni commenti che mi sono giunti secondo cui il tutto si sarebbe potuto evitare se fossi stata abbastanza veloce da correre via, al pari del collega con cui ero uscita in ispezione, o ancor meglio se fossi stata un uomo, ma ancor più mi ha ferito che l’Ufficio in questa occasione disponesse nei miei confronti la visita fiscale per l’assenza a titolo di  infortunio sul lavoro.

Il motivo che mi ha spinto, e ancora oggi mi spinge, ad agire in via legale nei confronti del mio aggressore è che brucia troppo il ricordo dell’offesa ricevuta non in quanto, ripeto, donna ma quale funzionario dello Stato che fa il suo dovere, cercando nel suo piccolo di essere utile agli altri. Perché è questa idea, questa consapevolezza che mi fa amare, ancora dopo tanti anni, il nostro bellissimo, bistrattato e sottovalutato lavoro: la possibilità di essere di aiuto, soprattutto a chi si rivolge a noi per ottenere un pò di Giustizia».

«Da qualche settimana, dopo un periodo in cui ho dovuto riprendermi fisicamente dai postumi delle lesioni subite durante l’aggressione, sono tornata all’attività ispettiva sul campo, senza fortunatamente sentirmi condizionata da quanto vissuto: ciò che è accaduto nel cantiere di Varese Ligure è stato un episodio a se stante, l’unico che mi sia mai – fortunatamente – capitato negli anni di servizio svolti».

A conclusione del sunto della conversazione telefonica che ho avuto il piacere e, consentitemi, il privilegio di scambiare con Michela Del Duca, permettetemi di porgerLe, oltre alla solidarietà e vicinanza del Consiglio Direttivo dell’ILA e di noi tutti Ispettori del Lavoro Associati, un mio personale ringraziamento per la cordialità e l’affabilità che mi ha da subito dimostrato nel corso della nostra chiacchierata.

Spero di essere riuscita a rendere a Voi tuttiil senso del dovere, la pacatezza e semplicità, ma soprattutto il calore e l’amore e per il nostro lavoro  che dalle sue parole promanava.

Grazie Michela.

Per il Consiglio Direttivo

Isp. Clara Tallarico  -  DPL Ravenna