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14/10/2010 - Comunicato di solidarietà ai colleghi di Reggio Calabria

Le recenti notizie di cronaca provenienti dalla Calabria, in cui sono rimasti spiacevolmente coinvolti due colleghi, vittime di aggressione per il solo fatto di aver svolto la propria funzione, hanno riportato alla ribalta per l’ennesima volta la delicatezza dell’attività svolta dagli ispettori del lavoro, specie in certi contesti.

L’ILA esprime la sua totale solidarietà ai due colleghi, augurandosi che i responsabili vadano incontro alle giuste pene previste dalla legge.

Com’è noto, a seguito dei gravissimi fatti accaduti a Rosarno, è attualmente operante una task force in alcune Regioni del Mezzogiorno d’Italia (Puglia, Calabria, Campania, Sicilia), che coinvolge le forze dell’ordine, il personale ispettivo del nostro Ministero, dell’INPS, dell’INAIL, per contrastare il diffuso fenomeno del lavoro nero e del caporalato.

La nostra Associazione, pur manifestando il proprio assenso rispetto alla creazione di un gruppo ispettivo coordinato, evidenzia, tuttavia, che non si può pensare di risolvere problemi così fortemente radicati nel territorio solo con un’operazione temporanea, qual è la task force, come dimostrato dall’aggressione ai due colleghi e dai danni recati alla loro autovettura privata, rendendosi invece necessario riflettere sull’attuale situazione dell’attività ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Quest’ultimo ha beneficiato, negli scorsi anni, di un grosso apporto di nuove risorse umane altamente qualificate, a seguito di due concorsi pubblici, uno per ispettori ordinari ed uno per tecnici; tutto ciò ha determinato il raddoppio del personale ispettivo, che attualmente raggiunge circa 3.500 unità. Sebbene, quindi, un maggiore controllo delle aziende sia teoricamente possibile, si pongono tuttavia dei problemi.  

Non avendo un suo parco macchine, il Ministero del Lavoro riesce a svolgere la propria attività ispettiva solo grazie alla disponibilità degli ispettori ad usare il proprio mezzo di trasporto, senza prevedere, peraltro, un rimborso adeguato per il suo impiego, e con l’esposizione a danni materiali alla propria autovettura, non sempre rimborsati dalla polizza assicurativa attualmente vigente per il nostro Ministero.

In secondo luogo, non si può prescindere dal caporalato, fenomeno tristemente diffuso nelle regioni meridionali: il reclutamento della manodopera da parte dei cosiddetti caporali avviene in orari incompatibili con l’attuale orario di lavoro previsto dalla contrattazione collettiva per gli ispettori del lavoro. Difatti, questi effettuano una tipologia di orario che è la stessa del restante personale appartenente alle singole Amministrazioni di riferimento, senza che sia prevista alcuna differenziazione per loro. È necessario, quindi, che l’attuale contrattazione collettiva di Ministero, preveda l’introduzione di un orario di lavoro funzionale all'attività di vigilanza e controllo, con una remunerazione adeguata rispetto alla funzione ed all’orario straordinario, notturno e festivo svolto.

Il Decreto Legislativo n. 124 dell’aprile del 2004, che ha riformato l’attività ispettiva del Ministero del Lavoro, ha altresì previsto la creazione di strumenti finalizzati a garantire il coordinamento dell’attività ispettiva tra i vari soggetti coinvolti a vario titolo (Ministero del Lavoro, INPS, INAIL, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, ASL, rappresentati delle parti sociali). Tali strumenti stanno lentamente iniziando a trovare applicazione, come dimostra la recente possibilità per gli ispettori del lavoro di accedere ad una parte della banca dati dell’INPS e dell’INAIL, ma non hanno ancora trovato piena applicazione, creando inefficienze nel sistema dei controlli. Sarebbe auspicabile, quindi, un maggior coordinamento tra i diversi Enti ispettivi coinvolti, per migliorare l’efficacia degli accertamenti.

Infine, l’Associazione rilancia nuovamente l’idea della costituzione di una Agenzia ispettiva del Lavoro che, interessando gli Enti ispettivi maggiormente coinvolti, consenta di svolgere indagini congiunte in maniera sistematica. In tal modo, si assicurerebbe davvero il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale, come prevede l’art. 117 Cost.

IL COMITATO DIRETTIVO