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Sentenza n. 47064/2017 del 21.09.2017 della Corte di Cassazione Il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, di cui all’art. 316-ter cod. pen., differisce da quello di truffa aggravata ai sensi dell’art. 640, secondo comma, n. 1, cod. pen.

Gentili colleghi,

ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza n. 47064/2017 del 21.09.2017 della Corte di Cassazione Il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, di cui all’art. 316-ter cod. pen., differisce da quello di truffa aggravata ai sensi dell’art. 640, secondo comma, n. 1, cod. pen.<

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Sentenza della Corte di Cassazione n. 47064/2017 del 21.09.2017<

Sentenza n. 47064/2017 del 21.09.2017 della Corte di Cassazione Il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, di cui all’art. 316-ter cod. pen., differisce da quello di truffa aggravata ai sensi dell’art. 640, secondo comma, n. 1, cod. pen.<

Penale Sent. Sez. 2 Num. 47064 Anno 2017 Presidente: PRESTIPINO ANTONIO Relatore: PAZIENZA VITTORIO Data Udienza: 21/09/2017<

SENTENZA<

sul ricorso proposto da:

Xxxxx xxxxx, nata a S. Cataldo il 09/xx/1941

avverso la sentenza emessa in data 19/01/2016 dalla Corte d'Appello di Caltanissetta

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere Vittorio Pazienza;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Roberto Aniello, che ha concluso chiedendo l'annullamento con rinvio della sentenza, qualificato il fatto ai sensi dell'art. 316-ter cod. pen.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza in data 19/01/2016, la Corte d'Appello di Caltanissetta ha confermato la sentenza, emessa in data 31/10/2013, con cui il Tribunale di Caltanissetta aveva condannato Xxxxx xxxxx - previa concessione delle attenuanti generiche equivalenti - alla pena, condizionalmente sospesa, di mesi otto di reclusione e C 800 di multa in relazione al delitto di truffa aggravata in danno dell'I.N.P.S.

2. Ricorre per Cassazione avverso la predetta sentenza il difensore dell'imputata, deducendo, con un unico motivo, la violazione dell'art. 606, lett. b), in relazione all'art. 640 cod. pen.

Si lamenta, in particolare, l'erronea riconduzione nell'alveo degli "artifici e raggiri" del comportamento tenuto dalla XXXXX, in quanto la mancata comunicazione all'I.N.P.S. del proprio trasferimento in Argentina, implicante la perdita del diritto alla corresponsione dell'assegno sociale da lei percepito sin dal 2007, non era stato accompagnato da attività ulteriori idonee a caratterizzarlo e qualificarlo come comportamento di natura fraudolenta. Né tale quid pluris poteva ricavarsi dalla circostanza, evocata in modo congetturale dalla Corte d'appello, per cui la XXXXX si era trattenuta in Italia per il solo periodo necessario ad ottenere l'assegno rientrando poi in Argentina; così come irrilevante, ai fini predetti, era il fatto - anch'esso valorizzato nella sentenza impugnata - che la ricorrente aveva comunicato tale rientro al solo ufficio di anagrafe di San Cataldo, e non anche all'I.N.P.S.

Ad avviso del difensore, i fatti dovevano essere ricondotti nell'alveo del meno grave delitto di cui all'art. 316-ter cod. pen., con il quale vengono sanzionate le condotte lesive del patrimonio della P.A., ma non inquadrabili come artifici o raggiri.

Su tali basi, la difesa concludeva per l'annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato.

2. Ritiene infatti il Collegio di dover fare applicazione, nella fattispecie in esame, dei principi ripetutamente affermati in materia da questa Suprema Corte, secondo cui il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, di cui all'art. 316-ter cod. pen., differisce da quello di truffa aggravata ai sensi dell'art. 640, secondo comma, n. 1, cod. pen., per la mancanza dell'elemento dell'induzione attraverso la messa in atto di artifici o raggiri, che connota in termini di fraudolenza la condotta di truffa (Sez. 2, n. 49464 del 01/10/2014, Gattuso, Rv. 261321; v. anche Sez. 2, n. 49642 del 17/10/2014, Ragusa, Rv. 261000, secondo cui si configura il reato di cui all'art. 316-ter, e non quello di truffa aggravata, qualora l'ente assistenziale non venga indotto in errore, in quanto chiamato solo a prendere atto dell'esistenza dei requisiti autocertificati e non a compiere una autonoma attività di accertamento).

Altrettanto condivisibile è l'affermazione secondo cui un comportamento omissivo può essere considerato quale artificio e raggiro, idoneo ad integrare il delitto di truffa, «solo ove presenti un 'quid pluris' che lo caratterizzi e qualifichi come un comportamento di natura fraudolenta» (così, in motivazione, Sez. 2, n. 48820 del 23/10/2013, Brunialti, che ha ritenuto configurabile il reato di cui all'art. 316 ter cod. pen., e non quello di truffa aggravata, nell'indebita percezione della pensione di pertinenza di soggetto deceduto, conseguita dal cointestatario del medesimo conto corrente su cui confluivano i ratei della pensione, che abbia omesso di comunicare all'Ente previdenziale il decesso del pensionato). Deve quindi ritenersi che, in assenza di tali ulteriori connotazioni, la "omissione di informazioni dovute" assuma rilevanza quale elemento costitutivo del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (v. sul punto, in motivazione, Sez. 5, n. 40959 del 18/08/2015, Di Giorgio, secondo cui «la rilevanza attribuita, nella struttura del reato di cui all'art. 316-ter cod. pen., al mezzo omissivo equiparato a quello falsificatore, in assenza di induzione dell'ente pubblico erogatore non investito di un'autonoma attività di accertamento, riflette gli inderogabili doveri di solidarietà economica e sociale e di osservanza delle leggi che, rispettivamente, gli articoli 2 e 54, primo comma, della Costituzione impongono a tutti i cittadini»).

È opportuno precisare, conclusivamente, che il contrario indirizzo accolto anche dalla sentenza impugnata, secondo cui il raggiro necessario per la truffa può essere integrato anche dal silenzio su eventi sopravvenuti che incidano sulla persistenza del diritto a percepire l'erogazione, non può essere condiviso anche perché fa leva su precedenti giurisprudenziali relativi a fatti anteriori all'entrata in vigore dell'art. 316-ter cod. pen., introdotto dall'art. 4 I. 29 settembre 2000, n. 300 (cfr. Sez. 6, n. 17688 del 08/01/2004, Dini, Rv. 228604, in tema di omessa comunicazione all'INPS del decesso della titolare della pensione, da parte del figlio, contitolare del conto nel quale veniva accreditato l'assegno pensionistico; Sez. 2, n. 22692 del 13/05/2008, T., Rv. 240413, in tema di omessa comunicazione all'INPS della sospensione della potestà genitoriale da parte della madre autorizzata a riscuotere la prestazione in luogo dei figli minori).

3. Alla luce di tali premesse interpretative, risulta fondata la prospettazione difensiva secondo cui i fatti ascritti alla odierna ricorrente devono essere ricondotti nell'alveo dell'art. 316-ter cod. pen.

Nella ricostruzione accolta in appello e non contestata dalla difesa, la XXXXX, rientrata in Italia dall'Argentina nel febbraio 2006, richiese all'I.N.P.S. di Caltanissetta la corresponsione dell'assegno sociale di cui all'art. 3 I. n. 335 del 1995, allegando un certificato attestante la sua residenza in Italia (presupposto necessario per ottenere la prestazione assistenziale); l'assegno fu erogato a partire dal settembre 2007, e la XXXXX pochi mesi dopo (febbraio 2008) emigrò nuovamente verso l'Argentina, ma la XXXXX, già dal mese di agosto, rientrò in Argentina senza informare l'istituto erogante, che apprese la circostanza solo nel 2010, grazie ad una nota del consolato italiano.

Secondo la Corte territoriale, gli elementi ulteriori idonei a ricondurre nell'alveo del raggiro il silenzio della ricorrente sul rientro in Argentina dovrebbero essere rinvenuti sia nel fatto che l'imputata aveva disposto l'accredito dell'assegno sociale presso un conto corrente a lei intestato, rendendo impossibile una verifica de visu all'istituto, sia nel fatto che la XXXXX si era limitata a comunicare il proprio rientro in Argentina solo all'ufficio di anagrafe del proprio comune (in modo da evitare doppie tassazioni e godere dei diritti spettanti ai cittadini all'estero), guardandosi bene dal fare altrettanto nei confronti dell'I.N.P.S.; ad avviso della Corte, del resto, dalla complessiva scansione temporale emergeva che la ricorrente aveva fatto rientro in Italia per il solo tempo necessario ad ottenere l'assegno in questione.

Deve peraltro osservarsi, al riguardo, che i profili valorizzati dalla Corte d'Appello - oltre a risultare del tutto estranei all'imputazione ascritta alla XXXXX - appaiono privi di valenza dirimente: l'accredito sul conto corrente personale costituisce invero una modalità di riscossione del tutto ordinaria, mentre le considerazioni svolte sulle ragioni della comunicazione al solo ufficio anagrafico, e sulla presenza in Italia finalizzata al solo ottenimento dell'assegno, presentano le connotazioni congetturali e presuntive evidenziate dalla difesa nel proprio ricorso.

4. Le considerazioni fin qui svolte impongono quindi di qualificare giuridicamente i fatti contestati alla XXXXX nell'alveo dell'art. 316-ter cod. pen.: la sentenza impugnata deve quindi essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Caltanissetta per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio secondo la diversa cornice edittale prevista per tale reato, ferma la definitività dell'affermazione di penale responsabilità della ricorrente.

P.Q.M.

Qualificato il fatto ai sensi dell'art. 316-ter cod. pen., annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Caltanissetta per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio. Dichiara definitiva l'affermazione di responsabilità.

Così deciso il 21 settembre 2017

Il consigliere estensore

Il Presidente

 

Sentenza n. 47064/2017 del 21.09.2017 della Corte di Cassazione Il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, di cui all’art. 316-ter cod. pen., differisce da quello di truffa aggravata ai sensi dell’art. 640, secondo comma, n. 1, cod. pen.<

 

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Sentenza della Cassazione Penale n. 48949 del Il dicembre 2015 “Lavori in quota: rischi insiti e rischi evitabili”<<<

Sentenza 15226/2016 della Corte di Cassazione secondo cui “Il lavoratore deve verificare l’invio del certificato di malattia”<<<

Sentenza n. 4347 del 2 febbraio 2016 della Corte di Cassazione - Sul contenuto del documento di valutazione dei rischi ex art. 28 del D. Lgs. n. 81/2008.<<<

Sentenza del T.a.r. per il Molise, ord., 12 febbraio 2016, n. 77 che rimette Alla Corte di giustizia la compatibilità con il diritto europeo della norma che prevede l'esclusione della ditta che non ha indicato gli oneri di sicurezza.<<<

Corte di cassazione, sentenza 18 luglio 2016 n. 14621 Il diritto alla conservazione del posto per il lavoratore tossicodipendente è connesso al mantenimento dell’impedimento derivante dalla permanenza presso la struttura in cui si svolge il programma ter<<<

Sentenza della Corte di Cassazione n. 29618/2016 pubblicata il 13 luglio 2016 (Presidente: Conti - udienza: 3.6.2016) sulla resistenza aggravata a Pubblico Ufficiale (art. 337 del Codice Penale).<<<

Sentenza della Corte Costituzionale n° 193/2016 con la quale dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale)<<<

Sentenza n. 19208 del 9 maggio 2016 della Corte di Cassazione – “Su quando deve considerarsi concluso un cantiere temporaneo o mobile”<<<

Sentenza n. 19208 del 9 maggio 2016 della Corte di Cassazione – “Su quando deve considerarsi concluso un cantiere temporaneo o mobile”<<<

Sentenza della Corte di Cassazione n. 18914 del 17/05/2012 “L’estinzione del reato contravvenzionale ex D. Lgs. 758/1994 per avvenuto e tempestivo pagamento della sanzione amministrativa ridotta si applica anche nel caso in cui a versare la somma non sia<<<

Sentenza della Corte Costituzionale n. 174/2016 con la quale la Corte dichiara la illegittimità costituzionale della norma che limitava l’ammontare della pensione di reversibilità ....<<<

Sentenza 13579 del 4 luglio 2016 “pagamento al lavoratore pubblico: delle differenze retributive per le espletate mansioni superiori; ……”<<<

Sentenza Corte di Cassazione n. 5233 del 2016 pubblicata in data 16/03/2016 “Sicurezza sul lavoro - Omessa vigilanza sull’impiego degli strumenti di protezione - Infortunio - Responsabilità del datore di lavoro – Risarcimento”<<<

Sentenza n. 22148/2017 del 31/01/2017 Installazione delle telecamere con il consenso dei dipendenti<<<

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